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Di mitiche origini nato dal sangue della testa recisa della famigerata Medusa, il corallo vanta una storia antichissima in cui un insieme di leggende esalta le sue presunte virtù terapeutiche e apotropaiche: ciò trova riscontro sia nella cultura orientale che in quella occidentale, poichè sin dalla preistoria fu identificato in varie aree del pianeta con la sanità e la bellezza fisica.

Fu  il Cristianesimo a fare del prezioso materiale parte integrante della sua simbologia: grani di paternostri, crocifissi, ostensori, fasce battesimali e ornamenti per i Santi diventarono oggetti privilegiati in cui il rosso ramoscello marino assunse una definitiva consacrazione come simbolo del sangue di Cristo.

A Trapani, ove i banchi corallini davano materia prima in abbondanza, l’arte della lavorazione dei corallo divenne artigianato sistematico a partire dal XV sec. quando cioè, nella Historia di Trapani del 1591, viene documentata l’attività dei “corallini e corallari trapanesi”.Inimitabili oggetti sacri e profani uscirono da mani delicatissime ed attente,  in cui al corallo furono frammisti oro, argento, rame, smalti, madreperla, lapislazzuli, perle, agate.Ma sebbene indiscusso restò lungo la storia il suo ruolo di pietra magica e simbolica, non altrettanto fu per la sua derivazione naturale; il corallo infatti riunisce in sé i tre regni nella sua natura: animale, vegetale e minerale.

Per secoli però i naturalisti la ritennero una pianta marina che si pietrificava una volta estratta dalle acque e soltanto con il ‘700 grazie agli studi del medico marsigliese Peyssonel, si scoprì la vera natura di “animale marino” della gemma rossa. Le numerose specie e generi di corallo altro non sono che l’impalcatura endoscheletrica ramificata secreta da un celenterato antozoo coloniale marino. La natura è la stessa per ogni provenienza e colore, per i depositi asiatici, polinesiani, africani, mediterranei, per i bianchi, i rosa, i rossi, aranci e salmone, per i rossi accesi e i toni scuri, fino al nero.

Tra i materiali di natura organica il corallo entra in uso dopo l’avorio, l’osso e l’ambra, anche se la sua prima scoperta risale al Neolitico in forma di rametti grezzi e vagli appena abbozzati. Quasi miracoloso appare il lavoro del corallo durante la sua crescita nell’ambiente marino, lungo e strettamente legato ad un ecosistema delicatissimo. Nelle acque migliaia di piccoli polipetti bianchi, simili a fiori dai petali sottili, vivono in colonie, tenuti in comunicazione da un sistema di canali gastro-vascolari.Di specie il corallo ne prevede 27, di queste soltanto cinque sono adatte alla lavorazione in gioielleria ed i banchi vengono classificati a seconda delle dimensione e conformazione.

Le profondità marine di ritrovamento vanno dai 25 ai 200 metri per il Mediterraneo fino a raggiungere i 400 metri dei depositi asiatici. Recentemente due nuove varietà di corallo, il Garnet ed il Deep Sea, non ancora classificabili come specie, sono state ritrovate nelle acque del Pacifico vicino alle isole Midway e Hawaii.La differenza tra il prodotto mediterraneo e quello asiatico sono evidenti. Nei nostri mari le formazioni sono meno estese e a “cespuglio”, la colorazione è più uniforme e viene detto “fiorito” o “vivo”, perché è raccolto per la maggior parte nel momento di piena attività della colonia.

L’Oriente offre un corallo che cresce “a ventaglio”, su un unico piano, e si raccoglie da banchi dove la vita del polipaio si è arrestata. Per questo motivo si dice “decaduto” o “morto”, la colorazione è molto più varia (dal rosa-arancio al rosso più intenso) e spesso presenta macchie biancastre e venature. Le due qualità sono egualmente belle e si prestano entrambi ad ogni tipo di lavorazione, ma il corallo del Mediterraneo specialmente quello italiano, resta quello più raro e ricercato. Italiani sono anche i principali centri mediterranei della lavorazione: Torre del Greco, Alghero e Trapani.